La canzone vincitrice di Festival di Sanremo 2026 è come una fiaba. È un archetipo, una metafora, un simbolo: mondi che sfuggono sia a una fruizione letterale sia a un'ideologizzazione. Questa canzone promette apertamente fedeltà, amore assoluto e dedizione totale: gli stessi elementi delle fiabe o dei miti. E quando un interprete come Sal Da Vinci canta quel tipo di promessa con convinzione ed efficacia, il pubblico non sta valutando l'originalità della progressione armonica: sta ascoltando una forma simbolica dell'amore fedele.
Capire se un brano abbia o no valore artistico non è l'unica cosa che conta: la sua funzione simbolica ed esistenziale può contare moltissimo.
È evidente che questa canzone si muove su successioni armoniche già molto percorse e melodie di facile ascolto; adotta un arrangiamento anni Settanta e non cerca affatto un testo, come si diceva negli anni Ottanta, “impegnato”. Tutto questo concorre all’effetto che vuole produrre.
Pensiamo a una donna innamorata di un uomo. Se lui le dedicasse le parole del brano di Sal Da Vinci (magari aggiungendo anche “Rossetto e caffè” o “Cinque giorni” di Michele Zarrillo, altri brani con ingredienti musicali e ispirazioni testuali simili) e soprattutto fosse una persona capace di rendere reale quell'impegno profondo che la canzone esprime… secondo me, questa donna potrebbe essere molto felice di fare altrettanto.
Ecco la sua forza quasi fiabesca. Quando il kitsch è così ben realizzato, smette quasi di esserlo e diventa archetipo. Non è più un sentimentalismo artificiale: diventa una forma condivisa di immaginazione emotiva.
A Festival di Sanremo 2026 il tema dell'amore è stato affrontato in modi molto diversi.
Particolarmente forte è “Sei tu” di Levante: l'amore che destabilizza. Chi canta naufraga nello tsunami delle emozioni, si annulla nell’altro.
Nel brano sono presenti tecniche compositive care al jazz e al rock che tradiscono l'aspettativa e permettono di passare rapidamente da una sensazione solare a una più misteriosa senza modulare, facendo convivere uno stallo emotivo con una sensazione di “montagne russe”.
Si incontrano interscambi modali e una melodia che si muove su note inattese, che arricchiscono l'accordo che le accompagna, suggerendo squilibrio, desiderio, attrazione non pacificata. L'accompagnamento descrive un'onda, coerentemente con lo stato emotivo descritto dal testo. La voce è velata, con un'emissione volutamente oscillante e sognante, quasi a evocare lo stupore.
Tutto un altro mondo è “Per sempre sì” di Sal Da Vinci: l'amore che rafforza. Chi canta non dice “tu”, dice “io e te accussì”: afferma il qui e ora e insieme il “per sempre”. È quasi una retorica musicale della certezza.
Sia la successione degli accordi sia il profilo della melodia rispettano la gerarchia tonale tradizionale, affermandola con convinzione granitica, sostenuta da una voce timbrata, omogenea e vibrante.
L'emozione che Da Vinci comunica è quella di chi promette e sente la sfida del tempo; quella trasmessa da Levante è di chi, nel presente, avverte l'infinito. E sono così agli antipodi da sfiorarsi.
Ilaria Barontini







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