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Mahmood e il colore dei soldi

29/01/2022 17:48

Ilaria Barontini

Popular music, Storia della canzone italiana, Sanremo, Eurovision Song Contest, Mahmood,

Mahmood e il colore dei soldi

Mahmood in "Soldi" rimarca la negatività alienante dell'ossessione per i beni materiali, con stile e forma ibridi e con l'ampia gamma espressiva della sua voce.

Nel corso del Novecento sono numerose le canzoni italiane o straniere che inneggiano ai soldi o alle ricchezze materiali e che ne parlano con atteggiamenti svariati, oscillanti tra sensualità, euforia, aspirazione, turbamento, abbandono, comicità, ironia…, accomunati dall’assenza di toni di denuncia. Ecco diverse note canzoni italiani: Mille lire al mese, incisa (nel 1939) da Gilberto Mazzi e da Carlo Buti, Soldi, soldi soldi di Betty Curtis, Per una lira di Battisti (famosa nella versione dei Ribelli), Soldi di Renato Zero, sigla di Fantastico alla sua terza edizione, quella di maggior successo (Fantastico è il varietà del sabato sera nato nel 1979 come programma di punta della rete televisiva ammiraglia della RAI, e percepito come l’erede di Canzonissima) e Oro di Mango, che segna una svolta nella carriera del cantautore. Tra i numerosi esempi internazionali, impossibile non citare Money, interpretato da Liza Minnelli e Joel Grey, e Diamonds are a best girl’s friend di Marilyn Monroe.

Tra tutte, Soldi di Mahmood occupa un posto speciale, per il suggestivo risultato scaturito da musica e parole e per il contenuto del testo; esso sviluppa un concetto già abbozzato nel 2018 da Guè Pequeno nella sua Bling bling (Oro), che riflette il mondo contemporaneo, ossessionato dai soldi, innestandosi sulla canzone di Mango (uscita nel 1984), di cui riprende in parte testo, melodia, successione armonica, modulo di accompagnamento eseguito da marimba sintetica e anche il brano originale, con una fedele citazione. Tuttavia Mahmood affronta il tema nel suo aspetto più drammatico ed è forse il primo a vedere i soldi in modo solo negativo, proprio in un mondo come il nostro, in cui i beni materiali sembrano purtroppo essere diventati l'unico valore condiviso. 

Di seguito, vengono osservati alcuni elementi costitutivi della canzone, per poi passare a un’analisi dei vari frammenti melodici che la compongono per individuarne la struttura formale. La struttura è ben precisa, ma come vedremo poco incasellabile in uno schema, e così la melodia, che si discosta volutamente dal tradizionale respiro melodico tipico della canzone all’italiana (specie in quella cosiddetta “sanremese”), che di solito segue le regole tonali, tende a non impiegare largamente note ribattute e a semplificare la componente ritmica. 

La canzone Soldi viene interpretata da Mahmood al Festival di Sanremo 2019 (dove è risultata vincitrice) e poi a Tel Aviv all’Eurovision Song Contest (dove ha raggiunto il secondo posto); essa segna una svolta nella carriera del giovane cantante, dalla voce espressiva, "moderna", ben riconoscibile e così rotonda, omogenea, intonata e potente che sembra già di per sé sottoposta allo smussamento e alla leggera distorsione dell’autotune. Il brano è in tonalità minore, ma la melodia è modale, come in molti brani appartenenti a vari sottogeneri di derivazione rock; inoltre questa caratteristica della melodia permette di apparentarsi con il mondo musicale popolare (con “popolare” inteso come folcloristico), in cui, a differenza della musica colta occidentale, la modalità, con i suoi esiti multiformi, predomina largamente sulla tonalità.

La canzone si apre con una ripetizione di due suoni su cui ascoltiamo le parole “In periferia fa molto caldo”, con un’atmosfera cupa, adatta a esprimere le deprivazioni subite per una figura paterna assente e deludente e per un forte disagio sociale, generazionale e psicologico. Tutti questi stati conflittuali sembrano riconducibili a un unico motivo, enunciato fin dal titolo: i “soldi”. Il concetto, nel brano, è ben evidenziato dalle ripetizioni della parola “soldi” e dalla tregua che ha la distribuzione del testo, non più affollato e sillabico, ma “largo”, inframezzato da respiri, talvolta intercalato da piccole frasi in tono più sommesso (o brevi interiezioni) o, nella versione live sanremese, da un efficace doppio clapping, che punteggia (simmetricamente, ma con valori ritmici dimezzati e accento sul tempo debole) il “soldi, soldi”, rendendolo esclamativo. La ripetizione della parola ha una vocalizzazione, di gusto molto attuale e tradizionale al tempo stesso, sulla sillaba -di (che spicca, dopo tanto canto sillabato, note ribattute e ripetizioni che insistono su un solo intervallo). Questo schema è quindi prevalentemente dualistico e sembra scaturire spontaneamente dal fatto che “soldi” è un bisillabo. Ecco lo schema in sintesi: due ripetizioni, pausa con due clapping e intercalare; il tutto viene a sua volta ripetuto, quasi a enfatizzare l’importanza e la centralità dell’argomento, l’alienazione che può provocare, la necessità di uscirne. La presenza di ripetizione e dualismo era stata già affermata in apertura del brano, con ben quattro strofe giocate tutte sull’intervallo di quinta giusta, ossia su due note, in particolare molte note ribattute e poi il salto di quinta ascendente. Questo disegno viene ripetuto quattro volte, con piccole, incisive varianti ritmiche. Anche le frasi successive (“Beve champagne sotto Ramadan/ Alla TV danno Jackie Chan/ Fuma narghilè, mi chiede come va”) confermano questo modo dualistico di procedere della melodia, che oscilla tra due note perno (tra di loro, a distanza di una terza minore). Nei versi “È difficile stare al mondo/ Quando perdi l’orgoglio/ Lasci casa in un giorno” la voce evoca un grido, pur essendo nell’esecuzione morbida, piacevole e ben fraseggiata; è da notare che nell’ultima sillaba di ogni verso (delle parole “mondo”, “orgoglio”, “giorno”) c’è un vocalizzo di due note: ecco dunque un altro momento, sottolineato dalla scrittura musicale e dall’interpretazione, che vuol rendere la drammaticità espressa dal testo. Questo vocalizzo è coerente stilisticamente con quello su “soldi”, ma si spinge in un registro acuto e con un suono pieno, quasi a dar voce a tutto il disagio umano, a denunciarlo e a chiedere aiuto, mentre l’altro vocalizzo era in registro grave, discendente e in diminuendo, come se venisse espresso un pensiero: i soldi su cui l’uomo investe tanto, che in realtà umani non sono, sono capaci di portare alla rovina.

 

Nell’episodio in corrispondenza di “Ieri eri qua, ora dove sei papà” l’allitterazione della “R” e la prevalenza delle vocali (ieri, eri, ora) fa notare una somiglianza con “Ari ari ari, oh”, usato da Cab Calloway nella notissima Minnie the Moocher, ed anche per l’andamento melodico i due frammenti di brani sembrano parlare la stessa lingua: il mondo musicale black non è così lontano, quindi. La canzone jazz è memorabile per il suo testo improvvisato e costituito in larga parte da suoni senza un significato preciso (come appunto “Ari ari ari ha,/ Heidi heidi heidi hi.”). Calloway durante i concerti invitava abitualmente il pubblico a partecipare, ripetendo i versi senza senso, secondo la forma “chiamata e risposta” tipica del jazz; e la trovata comica era che Calloway arrivava a improvvisare frasi così lunghe, complesse e di difficile memorizzazione che il pubblico non riusciva a ripeterle esattamente e scoppiava a ridere. Le frasi, cui si faceva riferimento sopra, sono riprese anche nella parte finale del brano: “Lasci la città, ma nessuno lo sa/ Ieri eri qua, ora dove sei papà/ Mi chiedi come va, come va, come va/ Sai già come va, come va, come va”; in esse il testo cantato da Mahmood evoca il suono delle sillabe senza senso nel testo improvvisato di Cab Callaway anche per la parola tronca in finale di verso e per l’allitterazione delle “a” e delle “i” del primo verso (inoltre “Lasci” “la ci-“ è quasi un’eco, come “Ari ari”, e rima equivoca, come equivoco è l’esempio di un padre che prende e se ne va dall’oggi al domani). Ma quanto è diverso il contenuto! Alle sillabe senza altro significato che non sia musicale si sostituiscono parole con un senso ben preciso e al gioco sonoro che portava all’esito comico un messaggio profondamente drammatico. Per chi ascolta, la partecipazione suggerita è tutta a livello interiore. Anche la frase in arabo, incomprensibile per chi non conosce la lingua, ricorda un canto di puri suoni… il significato è però espresso e intuibile da tutti nel suo valore emotivo, perché anche per chi non sa tradurli è ovvio il riferimento ai vissuti del protagonista.

Abbiamo osservato che il dualismo (un bisillabo come titolo, due ripetizioni di tale parola…) è un elemento costitutivo del brano. Una parte della canzone si basa invece sul numero tre: “Mi chiede come va, come va, come va”; le ripetizioni sono diventate tre: quello del padre risulta un “bla bla bla”, un parlare inutile e ipocrita, al protagonista, che non si capacita di come possa chiedergli come va, dopo essersene andato di casa. Infatti gli risponde, forse a parole, forse col pensiero: “Sai già come va, come va, come va”, e le tre ripetizioni esprimono tutta la sua amarezza. Le parole “come va, come va, come va” sono anche quelle che chiuderanno il brano, nella versione sanremese e dell'Eurovision, spostandosi nel registro acuto, e l’ultimo “va” è una nota perno, la stessa nota della sillaba “mon-” contenuta nella parola “mondo” (che aveva toccato per la prima volta il culmine, nella seconda sillaba “-do”). Gli ultimi due “come va, come va” sono estremamente drammatici, intensi, molto più acuti del registro che domina il brano; in particolare il penultimo “come va” consta di due note ribattute e un salto di quarta giusta ascendente, mentre l’ultimo "come va" compensa discendendo due volte (è tornato il due!) per grado congiunto e risalendo verso la nota perno già citata (in corrispondenza della parola "va"). È una specie di ghirigoro, ciò che ne risulta, ma non manierato, bensì popolare, un arabesco, che ancora una volta ricorda (seppur vagamente) il profilo melodico delineato dal canto scat sul già citato testo “Ari ari ari oh”.

 

Analisi

Autori: Alessandro Mahmoud, Dario Faini, Paolo Alberto Monachetti (indicati anche con i rispettivi pseudonimi: Mahmood, Dardust e Charlie Charles). Tonalità: mi bemolle minore. Il brano è armonicamente “povero” (per usare un aggettivo inerente all’argomento…), come ora è di moda, ma non per assecondare un gusto attuale. Infatti questo fa risaltare la “ricchezza” ritmica, timbrica ed espressiva del canto. Esso si muove in vari e numerosi frammenti melodici, che sembrano sgorgare gli uni dagli altri e che a un primo impatto danno l’idea di ripetitività, mentre, ascoltando attentamente, celano numerose e raffinate piccole varianti ritmiche esaltate dall’interpretazione di Mahmood. La melodia è composta sulle note della scala di mi bemolle minore naturale, ma il suo andamento fa pensare al sesto modo (il modo eolio del jazz modale). Segue un’analisi dei frammenti melodici, con i versi testuali corrispondenti.


Intro strumentale, con, all’acuto, questa successione di tre note, Do bem., Si bem. Sol bem., ripetuta due volte.

Prima sequenza cantata, con funzione di strofa, su frammenti melodici A (note ribattute e salto ascendente di una quinta giusta) e B.

Dal punto di vista testuale, il brano si apre manifestando subito un certo disagio del protagonista, che parla in prima persona. Il posto in cui egli vive (la periferia), è descritto come “molto caldo”. La mamma, a cui viene indirizzato un “stai tranquilla”, sembra molto presente, ma apprensiva, ansiosa e sentimentalmente fragile (“Te la prenderai per un bugiardo”) e il figlio appare da lei infastidito; infatti non le risparmia una frecciatina (“Ti sembrava amore ma era altro”), proprio in corrispondenza di quell’“altro”, sottolineato, in modo efficace, da un altro ritmo rispetto ai suoni finali dei versi precedenti. Mentre verso la madre si avverte solo una normale insofferenza, nei confronti del padre l'incomunicabilità sembra totale. Infatti i versi che ce lo presentano sono un’enumerazione di comportamenti, su cui non viene apertamente espresso alcun giudizio, ma dal tono è già evidente l'estraneità e la distanza con cui egli è percepito dal figlio (siamo infatti passati dalla seconda persona singolare, con cui il protagonista si rivolge alla madre, alla terza persona per parlare del padre).


A:

In periferia fa molto caldo

Mamma stai tranquilla sto arrivando

Te la prenderai per un bugiardo

Ti sembrava amore ma era altro

B:

Beve champagne sotto Ramadan

Alla TV danno Jackie Chan

Fuma narghilè mi chiede come va


Frammenti melodici C, D, E con funzione di Ponte. C è quasi una variante di A (inizia con un arpeggio minore ascendente, che ha ai suoi estremi l’intervallo di quinta giusta del frammento melodico A, per poi seguire un movimento prevalentemente discendente), ritagliarlo come inizio di un Ponte è solo una possibile interpretazione; di certo è percepito come “cruciale” e questo porta a segmentarlo, basti pensare che a caldo, dopo Sanremo 2019, il brano veniva spesso canticchiato proprio a partire da questo C, che, venne detto, aveva offuscato l’ormai vintage “come va” sanremese di Albano e Romina (non intonato, ma affidato ad un parlato a voce alta, come tra amici che si incontrano per strada, nel brano Cara terra mia del 1989). Appena Soldi uscì le due canzoni venivano accomunate e si diceva che Mahmood citasse il brano di Albano e Romina, ma il loro “come va” era declamato, non cantato, ed il testo, che potremmo definire “di denuncia filoecologista”, era associato, per contrasto, a una musica allegra e spensierata, orecchiabile, di facile ascolto e pienamente tonale; quello di Mahmood è decisamente un altro sound. Prezioso e nuovo in una canzone sanremese il senso di questo “come va”: l’atmosfera musicale è perfettamente convergente con il testo, e nel ripetere tre volte ciò che ha detto il padre c’è il parlare tra sé, pieno di dolore e sarcasmo, di chi non sa farsi una ragione di ciò che ricorda, come a esprimere: ha un bel coraggio a chiedermelo! E il rapporto conflittuale padre - figlio viene reso magnificamente dal brusco cambio di persona verbale, dalla terza singolare alla seconda, nel giro di due versi: “mi chiede”, “sai già”. Tale passaggio continua a suggerire che il figlio stia parlando tra sé e sé, nell'impossibilità di comunicare in modo sereno con il padre, o che gli stia d’un tratto rispondendo con una comprensibile aggressività. Nel verso “Penso più veloce per capire se domani tu mi fregherai” (il più lungo di tutti, a cui corrisponde l’inizio del frammento D, di due versi, entrambi con le stesse caratteristiche) notiamo un largo uso delle note ribattute (il passaggio in cui sono più numerose) prima di un salto ascendente, compensato (come avviene in diverse occasioni) da una discesa prevalentemente per grado congiunto. Le note ribattute risultano la “traduzione” musicale più efficace per rendere disagio, ansia, pericolo rappresentato da quel perdersi, da quell’“alienazione” dovuta ai soldi e all’impossibilità di avere un dialogo con la figura paterna, come già descritto. Il concetto da evidenziare è di nuovo sottolineato con l’uscita dalla ripetizione della stessa nota, con un salto e un vocalizzo su due suoni.

Sulla seconda sillaba di “mondo” c’è il culmine della melodia, toccato, in E, tre volte; il tre e il due sembrano convivere e rappresentare il conflitto tra umano e disumano, tra condivisione e egoismo. Sono il “vestito” musicale di un dualismo amaro e la presenza di due strade sembra indicare che un’alternativa è necessaria e possibile: aprire gli occhi, per non vivere nella chiusura di una ripetizione ossessiva e folle.


C:

Mi chiede come va, come va, come va

Sai già come va, come va, come va

D:

Penso più veloce per capire se domani tu mi fregherai

Non ho tempo per chiarire perché solo ora so cosa sei

E:
È difficile stare al mondo

Quando perdi l'orgoglio

Lasci casa in un giorno


Frammento F con chiara funzione di Ritornello. Anche F, come C, può essere considerato una variante di A: inizia con un arpeggio minore ascendente, cui segue un vocalizzo discendente sulla seconda sillaba di “soldi”, secondo la consueta scelta compositiva che tende a compensare un elemento con un altro di movimento opposto. Percepiamo qui, in C, in gran parte del brano molti ghirigori, arabeschi, ritorni sulla nota da cui i frammenti erano partiti, come a rappresentare un dialogo che è in realtà un monologo, perché il protagonista sa che non sarà ascoltato. Inoltre qui non c’è più il sarcasmo fatto di sottintesi con cui si rivolgeva alla mamma (“altro”), ma un vero e proprio attacco in tono risentito e provocatorio, come merita un padre che abbandona la famiglia (e resta il dubbio se lo stia solo pensando o glielo stia dicendo in faccia, ma questo è secondario).


F:

Tu dimmi se

Pensavi solo ai soldi, soldi

Come se

Avessi avuto soldi, soldi

Dimmi se

Ti manco o te ne fotti, fotti
C:

Mi chiedevi come va, come va, come va

Adesso come va, come va, come va


Frammenti melodici A e B’, con funzione di Strofa. La riproposizione di A ora consiste in due sole ripetizioni. Sia B che B’ sono quasi un’espansione di A; in B e B’ ci si sposta, come nota di partenza, dal registro grave (da cui parte invece il frammento melodico A, l’intervallo ascendente) a quello medio, bilanciando A con un movimento opposto, simmetrico e garantendo incisività e drammaticità.


A:

Ciò che devi dire non l'hai detto

Tradire è una pallottola nel petto

B’:

Prendi tutta la tua carità 

Menti a casa ma lo sai che lo sa

Su una sedia lei mi chiederà 


C, D, E con funzione di Ponte. F con funzione di Ritornello. Ritorno di C.


C:

Mi chiede come va, come va, come va

Sai già come va, come va, come va

D:
Penso più veloce per capire se domani tu mi fregherai

Non ho tempo per chiarire perché solo ora so cosa sei

E:

È difficile stare al mondo

Quando perdi l'orgoglio

Ho capito in un secondo che

F:

Tu da me

Volevi solo soldi

Come se

Avessi avuto soldi, soldi

Prima mi

Parlavi fino a tardi, tardi

C:

Mi chiedevi come va, come va, come va

Adesso come va, come va, come va 


Nell’elemento G, presente una sola volta, il vocalizzo della “a” e della “e” sembrano legittimati dalla parola “ta’aleena”, di cui viene prolungata anche la -a finale; anche su “fiera”, “vera” e “prima” la -a finale viene prolungata e vocalizzata su due note, procedimento che nella canzone italiana viene adottato abitualmente da circa quarant’anni, ma mai dopo un verso in arabo, con cui è armonizzato perfettamente. Già in canzoni italiane del passato sono stati frequenti gli accenti spostati, inseriti in modo inconsapevole o volutamente (del secondo gruppo, un esempio è Amore bambina, cantata da Pippo Franco: “Àmore, bàmbina, no, non piangère…”, con evidenti intenti scherzosi), ma oggi sono diffusissimi, sulla scia di un uso anglosassone; qui l’accento spostato, che fa sentire “tórnare” la parola tornare, porta a far pensare quanto sia irrealizzabile, assurdo e irrazionale questo sogno, e la particolare desolazione che induce questa consapevolezza fa arrestare per un istante il flusso vocale. La voce riprenderà dopo la pausa con andamento molto più lento, emergendo, come da puntini sospensivi, con un delicato e introspettivo, non più ritmico “…io da te [altra pausa] non ho voluto soldi…”.


G:

Waladi, waladi, habibi ta'aleena [1]

Mi dicevi giocando, giocando con aria fiera

Waladi, waladi, habibi, sembrava vera

La voglia, la voglia di tornare come prima


Il frammento F’ consiste (come già accennato sopra) nel presentare solo la parte iniziale di F: “…io da te non ho voluto soldi…”. F risulta trasfigurata dal ricordo, o anche pre-sentita, con una netta variazione di andamento, dinamica e carattere. La musica sembra realizzare con i suoni e l’immaginazione quella voglia di tornare indietro, a cui si era appena accennato. Ma più che un sogno è una riflessione, e subito il protagonista si riscuote ancora più disilluso per lanciare nuovamente il suo grido, che parla di un disagio reale e condivisibile. Da notare che questa è l’unica volta che la parola “soldi” non è ripetuta. I soldi infatti vengono qui considerati per quello che sono, non per come sono visti da chi ne è ossessionato, perdendo i veri valori e ogni contatto con la realtà.


F’:

Io da te

Non ho voluto soldi

E:
È difficile stare al mondo

Quando perdi l'orgoglio

Lasci casa in un giorno 

F:

Tu dimmi se

Volevi solo soldi, soldi

Come se

Avessi avuto soldi, soldi


In C’ (“Lasci la città ma nessuno lo sa/ Ieri eri qua ora dove sei, papà”)  è presente il maggior “sapore” improvvisativo, sembra una seconda voce più “fiorita” di C. Viene seguito da un’altra ripetizione di C ed insieme sono usati come Coda.


C’/C:
Lasci la città ma nessuno lo sa

Ieri eri qua ora dove sei, papà

Mi chiedi come va, come va, come va

Sai già come va, come va, come va


C (“Mi chiedi come va, come va, come va/ Sai già come va, come va, come va”) viene proposto musicalmente in modo fedele alle precedenti ripetizioni, nella registrazione in studio (e nel video relativo), mentre (come già osservato) nei live di Sanremo e Tel Aviv gli ultimi due versi restano nel registro più acuto già presente in C’ garantendo un finale di grande intensità. Anche la versione con il finale ripiegato su se stesso è molto efficace.

È da segnalare che, nell’ultima ripetizione di C, c’è una variante nel testo: si passa dalla terza persona (“mi chiede”) alla seconda (“mi chiedi”), finalmente usato al presente (non più all’imperfetto: “mi chiedevi”). Questo evoca i pensieri tormentati del figlio, che si rivolge dapprima a se stesso (o a un ipotetico interlocutore) quasi a interrogarsi su come possa avere un senso questa domanda, e infine proprio al padre, forse ancora idealmente, ma con un crescendo emotivo.


La canzone, come abbiamo visto, è costituita da una successione di frammenti motivici, non è pienamente un Chorus-Bridge (anche se armonicamente ci si avvicina, se pensiamo a D e a E come Bridge e tutte le altre sequenze le riassumiamo come Chorus), non Ballata monostrofica, né Strofa-Ritornello. Di quest’ultima però può condividere le funzioni, le scelte nella scrittura del testo (la parte con “soldi, soldi” la percepiamo come un Ritornello), e questo induce a raggruppare i vari frammenti melodici segmentabili in insiemi più ampi, schematizzabili in Intro, Strofa, Ponte, Ritornello. Nella composizione del brano viene quindi usata una sorta di “doppia lingua” a più livelli: è modale e tonale, è scritto per giustapposizione di brevi sequenze ritmico-melodiche e con funzione di Strofa-Ritornello all’italiana, è a carattere improvvisativo e ben strutturato.

Il modo di interpretarlo di Mahmood, con la sua ricca vocalità dall’ampia gamma espressiva, capace di evocare qualcosa di meccanico, disumano, ma anche il calore del ricordo e dei sentimenti, riflette sia l’alienazione di chi si fa guidare dalla negatività dei soldi, sia l’umanità di chi grida in faccia al mondo le sue difficoltà e assurdità e l’esigenza di ridare centralità ai vissuti, all’amore e all’affetto.


Ilaria Barontini



[1] Il significato delle parole in arabo è stato spiegato da Mahmood stesso in conferenza stampa a Sanremo: «Ho scelto di mettere questa frase perché c’è un legame con il ricordo della mia infanzia. Io non parlo arabo, in casa parlo sardo. Però nei miei ricordi c’è mio padre che lo parla. La frase significa: “Figlio mio, figlio mio, amore, vieni qua”.»

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Tango all'Opera

Albarosa Lenzi

07/02/2021 13:42

"Tango all'Opera" di Roberto Molinelli, nuova release ora online, è la fusione creativa dell'opera lirica e del folclore argentino. Anna Serova e i Tango Sonos!

Intorno ai messaggi di Schubert
Ottocento, Romanticismo, Franz Schubert, Liederistica,

Intorno ai messaggi di Schubert

Caterina Barontini

31/01/2021 14:16

La musica di Schubert è specchio di un pensiero limpido e incisivo che nei Lieder sgorga spontaneamente dalla parola e nella musica strumentale è poesia sonora.

Il direttore per antonomasia: Arturo Toscanini
Tra Otto e Novecento, Direzione d'orchestra, Arturo Toscanini,

Il direttore per antonomasia: Arturo Toscanini

Caterina Barontini

16/01/2021 22:10

Direttore d'orchestra? Per essere al servizio della partitura. Alcune note su questa figura professionale, ricordando Toscanini nell'anniversario della morte.

“Lei verrà” e “Mia madre”: riflessioni sulle musiche di Mango con le parole di Alberto Salerno
Popular music, Pino Mango, Alberto Salerno, Storia della canzone italiana,

“Lei verrà” e “Mia madre”: riflessioni sulle musiche di Mango con le parole di Alberto Salerno

Ilaria Barontini

09/01/2021 16:12

La collaborazione tra Alberto Salerno e il grande cantautore Mango ha dato alla luce canzoni di una bellezza fuori dal tempo, come “Lei verrà” e “Mia madre”.

Preludio programmatico

di Caterina Barontini – 22/11/2020

Diamo la parola alla musica! In tutti i sensi: vogliamo che questo blog sia uno spazio di ascolto musicale e allo stesso tempo di esplorazione guidata dentro la musica, per aiutare chiunque passi di qua a captare i messaggi nascosti "fra i righi" del pentagramma. Perché questo spazio? Perché la musica ha bisogno di parole, oggi più che mai, per poterci parlare con tutta la sua forza?